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"Definiamoci dunque in funzione d'avvenire."
C. Rosselli.

"Il mondo è grande e terribile e complicato. Ogni azione lanciata sulla sua complessità sveglia echi inaspettati."
A. Gramsci.

"Non con la collera, ma con il riso si uccide."
F. Nietzsche.

"I giovani sono un problema, non una risorsa."
Cetto La Qualunque.

"Dove va l'umanità? Boh!"
Mao Tse-Dong.

"La parte più profonda dell'uomo è la pelle."
O. Wilde.

"Che cos'è l'illuminismo? Abbi il coraggio di usare il tuo sguardo cosmopolita, ossia di adeguare alle tue molteplici identità, unendo le forme di vita legate alla lingua, al colore della pelle, alla nazionalità, e alla religione la consapevolezza che nella radicale insicurezza del mondo tutti sono uguali e ognuno è diverso."
U. Beck.

Perchè Gabrilich
è il nome con cui mi hanno ribattezzato in Sinistra Giovanile Toscana.
è dovuto alla mia somiglianza con Vladimir Il'ich Ul'janov, meglio conosciuto come Lenin...
Il sottotitolo è una citazione Zen.

Sto leggendo
Scipione e Annibale - la guerra per salvare Roma, G. Brizzi.

5 Libri da leggere
1. Il libro dei cinque anelli, M. Musashi.
2. La caverna, J. Saramago.
3. Un indovino mi disse, T. Terzani.
4. Sostiene Pereira, A. Tabucchi.
5. Odissea.

5 film da vedere
1. Il grande sonno, H. Hawks.
2. Zelig, W. Allen.
3. I sette samurai, A. Kurosawa.
4. La fiamma del peccato, B. Wider.
5. Tempi moderni, C. Chaplin.

Posti che consiglio di visitare
1. Lisbona.
2. Vienna.
3. Praga.
4. Lubecca.
5. Croazia.
6. Nuova Zelanda. www.kilombo.org


 

Diario | Politica | Libri & film | Televisione | Io non ci credo | Storie del signor K. |
 
Diario
257649visite.

3 giugno 2012

Trasferimenti

Avendo perso da un po' di tempo a questa parte la vocazione alla scrittura, con logiche e pesanti conseguenze per questo blog, ho deciso di aprirne un altro in cui mi limito a citare scritti altrui che secondo me meritano di non essere dimenticati.
Inoltre ho la sensazione che questo blog appartenga ad una certa stagione della mia vita non più attuale, forse conclusa (senza con questo voler indulgere a periodizzazoni storiche francamente inappropriate), cosa che mi ha spinto a ritenere che forse ogni stagione ha il suo blog, e viceversa.




permalink | inviato da gabrilich il 3/6/2012 alle 15:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

20 novembre 2011

"Brave persone", di Nir Baram

Un bel romanzo. Lo scrittore israeliano Nir Baram racconta le vite parallele di Thomas Heiselberg, brillante uomo d'affari tedesco che mette la sua ambizione al servizio del Nazismo e di Aleksandra Weisbeg, cittadina sovietica che dopo l'arresto dei propri genitori si arruola nell'Nkvd diventando un agente della repressione staliniana.
Baram racconta gli anni più drammatici del Novecento non assumendo il punto di vista dei carnefici né quello delle vittime, ma descrivendo quella "zona grigia", quell'area di complicità diffusa che fornì linfa vitale ai totalitarismi. Un'indagine psicologica profonda e accurata sulla libertà degli uomini e sul valore ultimo delle scelte individuali.

17 agosto 2011

Letture

Libri che ho letto questa estate al mare:

Don De Lillo, I nomi, Einaudi.

Don De Lillo, Libra, Einaudi.

Miriam Mafai, Dimenticare Berlinguer, Donzelli.

Silvio Pons, Berlinguer e la fine del Comunismo, Einaudi.

Vasilij Grossman, Il Bene e sia con voi!, Adelphi.

Gao Xingjian, La montagna dell'anima, Rizzoli.

Ananda K. Coomaraswamy, La Danza di Shiva, Adelphi.

Robert Walzer, I fratelli Tanner, Adelphi.

Etienne de La Boétie, Discorso sulla servitù volontaria, Chiarelettere.

Sergio Luzzatto, Il Crocifisso di Stato, Einaudi.

Yoka Daishi, Il canto dell'immediato Satori, SE editore.




permalink | inviato da gabrilich il 17/8/2011 alle 18:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

19 giugno 2011

Se la Lega grida ancora "Secessione!"

Non suscitano né tenerezza né comprensione i militanti leghisti che radunatisi all'appuntamento annuale di Pontida scandiscono battendo le mani e invocano a pieni polmoni l'agognata "Secessione!".
Perché se continuano ad aggrapparsi agli slogan delle origini, dopo 10 anni in cui per 8 il loro partito ha governato (a Roma) con Silvio Berlusconi, dovrebbero accorgersi che c'è qualcosa che non va nella linea e nella prassi dei loro dirigenti, o che perlomeno si sono persi qualche passaggio, negli ultimi tempi. Né il miraggio della Secessione può facilmente essere sostituito da un ben più grigio e burocratico trasloco amministrativo di qualche Ministero al Nord.
Qualcuno dovrebbe farglielo notare, a questi militanti; ma a pensarci bene questo qualcuno c'é: é Pierluigi Bersani, segretario del Pd, che da mesi ormai va battendo lo stesso tasto, concendendo perfino un'intervista alla Padania, allo scopo di mettere in luce le contraddizioni interne alla Lega nord e dimostrando che con Berlusconi il Federalismo non lo faranno mai, figuriamoci la Secessione.
Questa campagna bersaniana, con tanto di manifesti evocativi diffusi nelle città del Nord, qualche effetto l'ha dato, se guardiamo alle ultime elezioni amministrative da cui il Pd è uscito molto bene, specie nelle grandi città. E forse è uno dei pochi elementi che possa attualmente scatenare una crisi di Governo e portarci alle elezoni, per interrompere questa infinita quanto dannosa transizione berlusconiana e ridare la parola ai cittadini (del resto, eventuali transizioni parlamentari sono già state respinte da tempo da Berlusconi stesso). E' una strategia giusta e intelligente; l'unico che non l'ha capita o fa finta di non capirla è Vendola, che subito adocchia l'inciucio e paventa una possibile alleanza elettorale, alzando barricate e distinzioni antropologiche nell'elettorato.
Speriamo che qualcuno spieghi anche a lui che per sconfiggere il nemico bisogna innanzitutto dividerlo, non compattarlo contro di te.

30 marzo 2011

Il mondo è guasto: istruzioni per l'uso

Poco prima di morire lo storico inglese Tony Judt ha dato alle stampe Guasto é il mondo (titolo originale Ill fares the land, citazione settecentesca di Oliver Goldsmith), recentemente distribuito in Italia da Laterza. Si tratta di un saggio che unisce alla precisione della ricostruzione storica la passione militante del pamphlet, con cui Judt mette in discussione il pensiero unico liberista che ha imperversato nel dibattito politico occidentale negli ultimi trent'anni e che sembra essersi avviato ad un inglorioso declino con una crisi finanziaria che ne ha messo in discussione i presupposti teorici. 
E' un libro impegnato che si rivolge soprattutto alle giovani generazioni, cresciute in una società che ha in larga parte predicato come la politica dovesse farsi da parte rispetto all'economia, come la ricerca del profitto, la sopravvalutazione del privato rispetto al pubblico e l'elogio della competizione di mercato dovessero soppiantare valori come "coesione sociale", "uguaglianza", "solidarietà", concetti che nel bene e nel male hanno portato allo sviluppo e al rafforzamento delle nazioni.
Judt indica con precisione i difetti e le contraddizione del presente e ricostruisce con un linguaggio semplice e lineare l'affresco dell'epoca in cui vennero concepiti e realizzati progetti grandi e ambiziosi come il New deal, la Great society e il Welfare state per permettere alle società occidentali di uscire dalle crisi economiche e politiche vissute nella prima metà del Novecento; il libro non ci propone di riscoprire quei valori in modo nostalgico, nè di recuperare quelle pratiche in modo acritico, in un mondo radicalmente cambiato a partire dagli anni '70. Si tratta semmai di essere consapevoli di come esista un'alternativa culturale al neoliberismo e di come sia possibile rimettere al centro dell'elaborazione e del dibattito politico il valore del lavoro e dell'uguaglianza come fattore di crescita economica e sociale: il saggio ci dimostra attraverso numeri e grafici come le società con il più alto tasso di diseguaglianze sono quelle maggiormente afflitte da gravi problemi come un alto tasso di criminalità, diffusione di disagio fisico e psichico.
L'ideologia neoliberista è in crisi e nel dibattito pubblico tornano ad affiorare parole che facevano parte del lessico tradizionale della socialdemocrazia europea ("Stato", "governo", "lavoro"); ma non è affatto detto che da questo lungo ciclo economico e politico si uscirà "da sinistra". Se le forze progressiste a livello europeo e globale non riusciranno a elaborare un progetto alternativo, capace di tenere insieme governance democratica e questione sociale, il rischio è che saranno le stesse forze conservatrici a imporre una propria egemonia culturale che non farà altro che aggravare le questioni aperte di questo nostro mondo così "guasto".
In questo suo ultimo libro Tony Judt ci lascia a disposizione alcuni strumenti interpretativi e alcuni suggerimenti utili da cui la Sinistra può ripartire per rilanciare un pensiero ed un'azione politica autonomi, con l'ambizione di unire all'orgoglio di quanto realizzato in passato la capacità di parlare anche al futuro.

21 marzo 2011

Autopsia del Grande terrore

Con “Grande terrore” gli storici hanno chiamato la vasta campagna repressiva che si scatenò in Unione sovietica tra il 1937 e il 1938, uno degli eventi più significativi e drammatici del XX secolo per le sue implicazioni umane e politiche; rappresentò infatti il punto culminante e conclusivo di quegli anni ’30 iniziati all'insegna della collettivizzazione forzata delle campagne, ma soprattutto l'apice dello stalinismo come pratica di governo e di gestione sociale. 
Eppure non sono molti i libri italiani dedicati all'argomento facilmente reperibili in libreria; bene quindi ha fatto la casa editrice “il Mulino” a stampare in questi giorni il libro di Nicolas Werth, Nemici del popolo - autopsia di un assassinio di massa (285 pagg., 26€), un'accurata monografia sul Grande terrore che intende radunare e divulgare gli ultimi risultati ottenuti dalla ricerca storiografica grazie al temporaneo accesso a documenti a lungo secretati (in seguito presto sottratti agli studiosi).
Per avere un’idea del fenomeno di cui stiamo parlando è forse bene dare alcuni numeri, ricostruiti da Werth e ovviamente oggetto di discussione storiografica: secondo l’autore del libro il Grande terrore, iniziato nell’Agosto 1937 e conclusosi nel Novembre 1938, chiuse il proprio bilancio operativo con un numero approssimativo di 1 milione e mezzo di condannati “controrivoluzionari”, di cui 750.000 furono fucilati e 150-200.000 mila morirono nei campi di lavoro forzato. In questi due anni 1 cittadino sovietico su 100 fu condannato, 1 su 200 fucilato, per un totale di 1.600 esecuzioni al giorno.
Werth porta avanti la sua narrazione con serietà e rigore scientifico, facendo ricorso ad un’ampia documentazione e riportando aneddoti significativi di vita quotidiana senza indulgere al moralismo o all’invettiva. Suo scopo dichiarato è quello di mostrare l’altra faccia del Grande terrore, quella che vide come vittima principale la popolazione comune; aspetto spesso trascurato a vantaggio del lato “pubblico” e più dichiaratamente politico dell’operazione, cioè quello delle purghe condotte in seno al gruppo dirigente del Pcus e denunciato fin dal noto “rapporto segreto” di Cruschev del 1956.
Come si arrivò a concepire e attuare un simile piano di repressione di massa? Quale fu il suo fine?
A questo proposito Werth individua nel Grande terrore due principali direttrici: quella contro l'élite del Partito, finalizzata ad eliminare la "vecchia guardia" bolscevica e a sradicare le piccole oligarchie di partito e di governo che si erano formate nelle regioni sovietiche, e quella contro gli "elementi socialmente pericolosi", un'opera di vera e propria ingegneria sociale volta a epurare tutti coloro che rappresentavano il "passato" prerivoluzionario russo (kulaki, ex funzionari del regime zarista, Guardie bianche, membri del clero ortodosso, minoranze nazionali, vecchi militanti di partiti non bolscevichi, ecc…), non solo visti come “nemici di classe” o “del popolo” ma come una potenziale minaccia per la stabilità del regime stesso, soprattutto in caso di quell’attacco esterno condotto da potenze straniere così spesso evocato nel contesto e nel dibattito politico del tempo. Il tutto affidato al solerte apparato della polizia politica, quell’Nkvd che poi diventerà più noto al grande pubblico come Kgb.
Realizzato tramite precisi obiettivi numerici di arresti da condurre in “prima e seconda categoria” (cioè con l'esito della fucilazione o della deportazione) che venivano assegnati ai dirigenti locali dell’Nkvd, quest’operazione di massa portò a fenomeni di emulazione e di competizione negli organi della polizia politica, aumentando così in modo esponenziale il bilancio della repressione, il tutto sotto la supervisione e l’incoraggiamento promosso da Stalin in persona tramite assegnazione di premi o note di biasimo. Questo comportò l’estensione degli arresti e della paranoia collettiva, l'invenzione dei più inverosimili complotti antisovietici, l’aumento delle delazioni tra i cittadini e il ricorso alla tortura negli interrogatori per velocizzare le pratiche burocratiche.
Quando Stalin si rese conto dei rischi che l’operazione stava comportando nel lungo periodo (ad esempio lo strapotere della polizia politica rispetto al ruolo del Partito, il peggioramento dei raccolti agricoli e della produzione industriale, il tutto in una preoccupante situazione internazionale) e dopo che l'obiettivo di epurazione sociale era stato ampiamente superato, il Grande terrore fu fermato così com’era stato scatenato. Nemmeno la sua conclusione fu esente dallo spargimento di altro sangue, come se l'ingranaggio burocratico e implacabile della violenza non potesse essere fermato se non tramite l'uso di altra violenza: una nuova epurazione colpì gran parte dei solerti esecutori del '37-'38, fino all'arresto e alla fucilazione nel 1940 del capo dell'Nkvd Nikolaj Ezov, poi sostituito da Lavrentij Berija. Così alcuni carnefici diventarono vittime a loro volta, con quel meccanismo perverso tipico dello stalinismo che ha superbamente raccontato dal punto di vista del Gulag Varlam Shalamov nei suoi Racconti di Kolyma ("nel lager nessuno è colpevole", scriveva Shalamov in Vishera, perché "a giudicarti sono i detenuti di ieri (o di domani) che hanno già scontato la propria condanna").
Nicolas Werth conclude la sua preziosa ricerca con un allarme: del Grande terrore si è cominciato a conoscere forma e numeri soltanto negli anni ’90, dopo il crollo dell’Urss. Ma nonostante il lavoro degli storici e delle associazioni russe come Memorial, il Grande terrore rischia di diventare un episodio terribile ma tutto sommato secondario nella storiografia sovietica e nella coscienza del popolo europeo e russo, presto soppiantato e in qualche modo oscurato dalle tragedie e dalla vittoria finale della Grande guerra patriottica.
Nemici del popolo vuole essere quindi non soltanto un meritevole lavoro di ricerca storica ma anche un accorato appello rivolto alle nostre società contemporanee per la preservazione della memoria e del ricordo, un monito angosciato contro la forza distruttrice del tempo e dell’oblio.

25 febbraio 2011

Il Grinta

Nella loro prolifica produzione cinematografica i fratelli Coen si sono concessi alcune parentesi caratterizzate da remake di celebri film; è il caso di Ladykillers, rifacimento de La signora omicidi (1955, primo film con Peter Sellers) e della loro ultima opera uscita nelle sale cinematografiche, Il Grinta, remake dell'omonimo western con John Wayne (1969).
Rispetto all'orginale i Coen ambientano la storia in uno scenario più cupo e inquietante; si tratta di uno dei pochi interventi autonomi (alcune battute sono riprese pari pari dal precedente) per un film lineare, piacevole, divertente e ben fatto ma privo dei tradizionali "colpi di genio" a cui ci hanno abituato i loro film più famosi. L'atmosfera dark si ripercuote anche nel finale, leggermente modificato dai registi, forse a indicare la definitiva conclusione del western per come l'età dell'oro di quel genere lo aveva concepito.
Rimane l'impressione che i remake dei Coen, oltre a essere degli omaggi personali a film da loro particolarmente amati, siano soprattutto delle pause creative che questi due bravi registi si prendono tra una produzione e un'altra.


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14 febbraio 2011

A che pro?

Spesso quando vado in biblioteca do un'occhiata al Foglio di Giuliano Ferrara. Il numero di Sabato, di solito, contiene articoli culturali molto interessanti. Ecco, vedere il numero di questo Sabato 12 Febbraio pieno di articoli che si sforzano con mille torsioni, giravolte, nonché arrampicamenti vari sugli specchi, di dare contesto e giustificazione culturale, storico-culturale e meta-culturale ai festini di Berlusconi, spinge inevitabilmente a chiedersi a cosa cavolo serva tutto questo.


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24 gennaio 2011

Veltroni, l'uomo che ignorava la contraddizione

Veltroni a "Otto e mezzo":
1. Alle primarie devono poter votare tutti sempre e comunque, ma se a Napoli votano dei cinesi allora non va bene.
2. Io al referendum di Mirafiori ero per il "sì", però bisogna saper rappresentare anche quelli che hanno votato "no" perchè un po' di ragione ce l'avevano pure loro.
3. Calearo? Non lo ricandiderei. Però al momento, politicamente, era la scelta giusta.
4. Il riformismo non può essere moderato, e non può essere radicale. Può essere solo moderato e radicale.
E via di seguito.

13 gennaio 2011

Quando i nodi vengono al pettine (anche per i rottamatori)

Come molti altri, anch'io facevo notare che dall'evento fiorentino dei "rottamatori" Renzi-Civati non emergeva nessuna linea politica precisa sul partito e sul paese che non fosse riassumibile nello slogan stesso della "rottamazione". In quella sede infatti chiunque poteva dire la sua per poi essere contraddetto dal relatore seguente, senza che ciò influisse minimamente sulle conclusioni dell'iniziativa (che infatti non ci sono state, almeno non nel senso politico del termine).
Ora i nodi vengono al pettine. Intanto perchè due prime donne come Renzi e Civati difficilmente potevano andare d'accordo per molto a lungo, poi perchè i due, quando si comincia a parlare di cose concrete, alla fine hanno idee diverse.
Dicono che l'inizio del gelo tra loro sia calato al tempo della visita "segreta" di Renzi a Berlusconi, dalla quale Civati prese le distanze dicendo che al suo posto non l'avrebbe fatto. Poi, il caso Mirafiori: mentre Renzi è "per Marchionne senza se e senza ma" (come rilasciato al Tg La7), Civati è (giustamente) più critico con la gestione Fiat. E non è una divergenza di poco conto.
Quindi, Renzi non è andato alla pre-direzione di Civati, mentre parteciperà alla Direzione "ufficiale" del partito, dove andrà ad ascoltare Bersani; contemporaneamente, manda a dire ai rottamatori di non trasformarsi in una mini corrente e di non fare delle primarie (loro vero e forse unico cavallo di battaglia) un caso ideologico.
Come dire, per aspirare a sostituire l'attuale gruppo dirigente del Pd direi che i due hanno tutte le carte in regola, almeno in quanto a diversità di posizione e di vedute.


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permalink | inviato da gabrilich il 13/1/2011 alle 10:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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